ANPI, le sue politiche antigoverniste e l’inopportunità del PD romano

La faccenda tutta romana (che novità!) che ha visto contrapposte ANPI e comunità ebraica ha veramente del surreale.
Sono un iscritto ANPI molto critico nei confronti della guida di Smuraglia degli ultimi mesi, sia per la collocazione politica aprioristicamente antigovernista e antirenziana che si è voluta assumere, sia per l’ormai assente spirito di unità che l’ANPI fino a qualche anno fa voleva darsi. Purtroppo l’Associazione si sta dando una caratterizzazione ideologica molto marcata e di nicchia, in cui pochi, anzi pochissimi iscritti si riescono a riconoscere.
Ahimé, è proprio per questo che presto è probabile che rinunci all’idea di un ritorno ad un unico ente morale – capitanato da ANPI – che mantenga viva la memoria della Resistenza e sia costretto a lasciare l’Associazione per iscrivermi alla FIAP, a me ideologicamente più vicina.

Detto questo, devo riconoscere che, per ciò che è avvenuto nella Capitale, ANPI si è comportata in modo più che corretto. La brigata filo-palestinese che sarà al corteo del 25 aprile sarà presente per commemorare la Liberazione e non per una manifestazione anti-israeliana.
L’ecumenismo di ANPI qui è da plaudire e mi spiace sinceramente che la comunità ebraica possa sentirsi offesa in questa situazione, per quanto possa comprendere la loro irritazione di fondo: il tema del conflitto arabo-sionista non è una bazzeccola ed è normale che tali attriti emergano.

Quel che invece non ho capito è il comportamento del Partito Democratico che – al posto di tentare di assumere uno spirito universalistico nella celebrazione del 25 aprile – ha reso ancora più profonda la divisione. Un “errore” se vogliamo usare un eufemismo, una “porcata magistrale” se preferiamo la schiettezza.

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