Macron En Marche verso la Presidenza

Un risultato non particolarmente sorprendente in Francia: i sondaggi ci hanno più che preso.
Preoccupa l’avanzata del Front National, che negli ultimi anni ha assunto caratteristiche facilmente assimilabili a quelle recenti dei nostri Lega Nord e M5S, ma con delle radici ben piantate in una storia filofascista.
Supera però i confini del classico elettorato di destra per via del malcontento dato dall’incapacità di Hollande di rispondere alle sfide degli ultimi anni. Non è un caso che va fortissimo proprio nelle campagne e laddove il tasso di povertà assoluta risulta particolarmente alto e la rabbia e l’insoddisfazione la fanno da padroni.
L’allarme terrorismo e l’attentato della scorsa settimana consolidano il consenso della Le Pen, ma sono solo di contorno rispetto ad un risultato che ha origini più nell’insoddisfazione sociale ed economica che nella paura del diverso e del terrorismo internazionale.
L’infografica rappresentava una cartina francese che ricordava molto quella hitleriana del 1940: “ohibò, la Maginot ha ceduto ancora!”

Dal canto suo il Parti Socialiste sprofonda al 6,3%, come tutti si aspettavano per via della già citata incapace presidenza Hollande, ma anche per l’inconsistenza del candidato Hamon, ancora ancorato (perdonate il gioco di parole) a ricette di stampo socialista e socialdemocratico che sono l’oggettiva origine delle problematiche dei conti pubblici francesi e conseguentemente delle problematicità economiche prima e sociali poi.

Fillon paga ancora i ricordi della Presidenza Sarkozy e non riesce ad accedere al secondo turno. Con programma tipicamente repubblicano e un carisma non particolarmente accentuato rimane fermo al palo.

Mélenchon fortissimo nei territori oltremare e ad un passo dal 20%. Il radicalismo in Francia premia ancora, probabilmente motivato da un senso di ribellione e di attacco allo status quo in un clima di impoverimento generale di alcuni distretti. Il sentimento è sempre di rabbia, ma incanalata in vecchie (e fallimentari fatemi dire) ricette ideologiche. Sempre meglio che averle di supporto al Front National, ma è un gioco al meno peggio.

È Macron però che stravince anche se non con i numeri e dimostra non solo che la Terza Via di blairiana memoria è ancora viva, ma che anche l’unica a frenare l’avanzata populista. Serio, deciso e con un programma che promette il riassetto totale del sistema francese. Lo slogan non lascia adito a dubbi sul fatto che il probabile futuro Presidente (incrociamo le dita) voglio rivoltare il Paese come un calzino. Un Renzi francese, ma più preparato, più capace e con le idee più chiare: ce lo prestate, cugini?

Insomma la Francia volta pagina e abbandona le vecchie ricette politiche e a secondo turno manda populisti e riformatori socialiberali.
L’incognita rimangono le legislative che rischiano di consegnare al futuro capo di stato un’assemblea senza una maggioranza ben definita. L’assetto istituzionale della République dovrebbe comunque lasciare buon margine di manovra, quindi En Marche!

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