Risultati sorprendenti e renzismi

Considerando che questo è un post che avrei potuto scrivere un mese fa, facilmente si intuisce quanto mi abbia entusiasmato il risultato di ieri.
Sono ovviamente soddisfatto per la vittoria di Renzi, che ritengo l’unico vero leader in campo non solo nell’area del Centrosinistra, ma in tutto lo scenario politico italiano. Era però già così evidente che finisse con questi numeri che ieri sera mi son dedicato ad altro.
Renzi consolida la sua base: 71% degli elettori non sono pizza e fichi.
Rimane il quesito sulla nuova classe dirigente: dopo di lui? L’unica paura è che si abbia un effetto Berlusconi, perché il carisma del leader gonfia le vele del partito, ma – se il leader non è abbastanza saggio da costruire un’alternativa a se stesso – il rischio è che le vele si strappino. Matteo, tienilo come memorandum.
Orlando ha fatto il suo mestiere: tenere dentro possibili scissionisti durante la maggiore crisi politica del PD e riconsegnarli poi al nuovo Segretario, che poi è quello vecchio che aveva portato molti a preferire la costruzione di un nuovo soggetto politico fuori dal partito. Un’operazione politica niente male, visto che una vera opposizione a Renzi non c’è stata e non ci sarà mai.
A differenza di Bersani, Rossi e compagnia, il Guardasigilli è stato un membro del Governo Renzi per tre anni e ha condiviso con Renzi ogni scelta del neosegretario, eppure ha catalizzato un 20% di voti di antirenziani (chiamiamoli col loro nome).
Non scordiamo però l’operazione Martina. Maurizio – per quanto sembri spaurito e ingenuo nella sua incredibile magrezza, seconda solo a quella del vostro affezionatissimo (oddio, inizio a parlare come Civati!) – è un politico raffinato che ha dimostrato di essere un ottimo Ministro per le deleghe a lui affidatogli. Ben apprezzato da quell’area riformista che guarda al renzismo con sguardo a tratti critico, ma interessato, ha catalizzato moltissimi voti sull’ex Premier, in particolare in Lombardia.
Emiliano meraviglioso. Un grillino nel PD.
È stato colui che ha dato inizio alla fase congressuale e che ha movimentato non poco questa noiosa campagna elettorale. Dichiarazioni divertenti e poi – suo malgrado, poverino – quell’incidente alla gamba mentre balla una tarantella con tanto di diretta in canotta dall’ospedale. L’Italia è il Paese che amo.
Il calo degli elettori è stato sensibile: 8-900.000 persone in meno. Non è poco. Anzi è tantissimo. Io ero decisamente più pessimista visti la scissione, la giornata di sole, il ponte del primo maggio e le varie incazzature nei confronti del PD, ma rimane comunque un dato su cui ragionare, perché non finisce qui: ora la sfida sono le amministrative e poi le più difficili politiche.
Renzi ha vinto. Bene. Forse con l’assetto attuale si potrà dare una linea politica al partito più liberale senza troppi mal di pancia di qualcuno, ma i nostri consensi sono bassi, il M5S galoppa e il sistema elettorale ci obbliga ad una larghissima alleanza post elettorale.
E qui voglio essere chiaro anche io: molte delle riforme necessarie a questo Paese non le si può fare con Sinistra Italiana. Ci staranno anche più simpatici i compagni di SI e avremo anche memorie di un passato comune, ma politicamente siamo distanti anni luce sulle ricette per il Paese.
Se Renzi ha vinto anche per il suo programma, l’unica stampella ad un futuro Renzi II va cercata al centro e – se necessario – in Forza Italia. Può piacere o no, ma la situazione è questa.
Ora – bando alle ciance – e si inizi a lavorare per le amministrative.
Buona festa dei lavoratori a tutti

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