Esame di coscienza cercasi

Per svariati impegni professionali e privati non sono riuscito a partecipare all’evento nazionale del PD “Italia 2020” a Milano. Ho ascoltato attentamente però l’intervento del Segretario Matteo Renzi e devo dire che un richiamo post elezioni serviva. Ci ha ri-galvanizzato tutti.

Come sempre sui contenuti non ho nulla da eccepire: sì al lavoro, no all’assistenzialismo, centralità del PD nel panorama del centrosinistra italiano, rivendicazione dei risultati ottenuti dal governo da lui guidato, europeismo e tanto altro ancora.

Ho però una forte perplessità e riguarda la mancata seria riflessione su ciò che non ha funzionato dal 4 dicembre al 25 giugno. È ovvio che Matteo Renzi sia il più grande interprete dei bisogni dell’Italia di oggi e l’unico al momento in grado di guidare questo Paese, ma questo non toglie che la dirigenza PD stia continuando a non guardare ai propri errori e che il Governo Gentiloni continui a mettere in atto azioni ben lontane dalle Mozione che ho votato lo scorso 30 aprile.

Occorre prendere atto di qualche elemento, che passa dal fatto che le tematiche che hanno influenzato molto (anche se non del tutto) queste Amministrative sono l’immigrazione e la sicurezza, questioni di ordine decisamente sovracomunale e che andrebbero affrontate in modo serio, anche più serio di come sta facendo il Ministro Minniti, che crea certamente nuovi strumenti per il domani, ma non semplifica i problemi di oggi.

Occorre capire che certamente le nostre posizioni sono fortissime nel PD (abbiamo raccolto quasi il 70% dei consensi all’ultimo congresso), ma che il 60% di chi si reca alle urne vota più per contrastare noi che per sostenere i nostri avversari. Più della metà del Paese ci detesta insomma.

Occorre riflettere sul fatto che abbiamo allontanato pezzi del nostro storico elettorato. Lo dico dall’area meno di sinistra del PD, ma convinto che un partito a vocazione maggioritaria debba essere il più inclusivo possibile: a noi quei voti servono, con quelle realtà dobbiamo parlare, perché è vero che senza PD vincono Lega e M5S, ma senza certe compagini del nostro vecchio elettorato il PD non basta per portare il Centrosinistra al Governo e tra poco più di 6 mesi ci saranno le Politiche.

Dialogare con certi pezzi della società non significa accettare tacitamente le loro posizioni o allearsi con micropartitini a sinistra. Significa sedersi ad un tavolo e cercare punti di contatto su cui costruire degli orizzonti comuni, per quanto non sovrapponibili, con sindacati e movimenti.

L’atteggiamento di arroganza che abbiamo tenuto in questi ultimi mesi non premia. Potremmo anche avere ragione, ma avere ragione in democrazia serve a poco: dobbiamo convincere che abbiamo ragione, dobbiamo anche capire che forse esistono delle ragioni diverse magari, qualcosa che abbiamo ignorato, o delle sensibilità che vanno ascoltate.

Renzi è e deve rimanere il Segretario. Il suo ruolo non è in discussione, ma credo sia necessario riflettere su questi punti e comprendere che per affermare in modo deciso le nostre posizioni sia necessario farlo in un dialogo e non in un monologo.

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