Il vero neofascismo non fa saluti romani

Si parla spesso di nuovi fascismi e di organizzazioni di estrema destra che minacciano lo stato democratico.

Recentemente sono stato anche criticato da qualcuno (pochissimi) a sinistra, perché alla domanda “Pensi che Andrea Arbizzoni sia un neonazista?” ho risposto che non credo assolutamente che Andrea sia una persona illiberale o legata in qualche modo a idee violente e discriminatorie come quelle del ventennio.

Certamente l’attuale amministrazione ha pescato voti nelle organizzazioni dell’ultradestra. Nessuno lo nega e su questo saremo sempre vigili, come ha dichiarato il collega Scanagatti.

Pur condividendo pienamente la battaglia culturale antifascista, mi è sempre parso però fuori luogo infangare una persona, al fine di destare l’attenzione su comportamenti non in linea coi principi costituzionali di altri.
Alla lunga credo sia controproducente, rafforzi solamente i fascisti (quelli veri) e consolidi ancora di più l’affinità nei loro confronti da parte dei cittadini, soprattutto in questo periodo di forte crisi e disgregazione culturale, sociale ed economica.

Il problema vero che ravviso nella società odierna infatti non sono gli sparuti gruppi di destrorsi che si aggirano per la Brianza, ma quella cultura di forte intolleranza che cresce in totale autonomia tra le persone. Sinceramente questa mi spaventa molto di più ed è alimentata di continuo da un odio e da una frustrazione sempre più dominanti.

Qui sotto riporto qualche commento pubblico apparso sotto gli articoli di due testate locali in merito allo sgombero e alla rioccupazione dello stabile di via Borgazzi.
Sono pubblici, ma ho preferito comunque oscurare i nomi, perché non è tanto importante chi li abbia scritti, ma che fossero così numerosi e che questo sentimento stia dilagando rapidamente.

Questo sì che è fascismo, questo sì che mi intimorisce per davvero, perché scritto non da qualche folcloristico personaggio con gli anfibi, ma da gente comune: dalla mamma che porta il suo figlio a scuola al fruttivendolo, dall’insegnante all’imprenditore, dall’ingegnere al buon padre di famiglia.
Questo sì che mi fa paura e non mi fa ridere.

 

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