Autodeterminazione e sovversione

Prima di esprimere la mia opinione “di forma” sul referendum catalano riporto quanto scritto dall’amico (e Magistrato) Andrea Guadagnino:

“Nel perimetro tracciato dal potere costituito ha del tutto senso articolare un discorso in termini di legittimità/illegittimitá. Da questa prospettiva, il referendum catalano è, semplicemente, illegittimo. Tuttavia, non bisogna sopravvalutare il diritto positivo. In alcuni momenti emerge un potere che al primo è sovraordinato in quanto lo fonda: il potere costituente. Ora, quest’ultimo non ha regole eteronome, ma è puro fatto: trattasi di una forza, quasi sempre bruta, che solo in via eventuale può decidere di autoregolarsi. In questa prospettiva, non ha senso dire che esso è “illegittimo” perchè tale attributo deriva proprio dal quel sistema costituito che il potere costituente intende in definitiva soverchiare. Siamo dunque fuori dal diritto e ci collochiamo nella storia viva e pulsante. La vera domanda allora, per come la vedo io, è se nel movimento catalano possano riconoscersi i prodromi di tale potere. Per me, fino a ieri, no; ma i fatti di ieri potrebbero aver introdotto fattori nuovi capaci di attivare quelle forze misteriose che animano il potere costituente. Per capire se così è non serve guardare al diritto perchè in questo caso è del tutto muto.”

Andrea definisce bene quel che è anche la mia opinione in merito “alla forma” di ciò che è accaduto domenica e vorrei svilupparlo ulteriormente con qualche mio pensiero, auspicando un suo ulteriore commento. Lasciando da parte tutta la questione dell’incapacità diplomatica di Rajoy, cerchiamo di chiarire una volta per tutte un punto fondamentale su cui ragionare: il referendum di domenica era un atto sovversivo.

Reclamare l’indipendenza non può essere mai legittimo e qui c’è poco da discutere: nemmeno Rajoy avrebbe potuto rendere regolare quel referendum, in quanto all’articolo 2 della Costituzione spagnola si legge che l’unità del Regno di Spagna è indissolubile. Insomma nei confini dell’ordinamento iberico nessuno può permettere azioni separatiste, dunque un atto di questo tipo sarebbe sempre in contrasto con la Carta e pertanto sovversivo.

A questo punto pare non solo lecito, ma doveroso che forze di polizia e istituzioni ostacolassero la consultazione. Con questo ovviamente non auspicavo assolutamente le violenze perpetrate domenica, ma le istituzioni – in quanto tali, messe di fronte ad un gesto palesemente incostituzionale, dovevano intervenire. Non c’era facoltà di scelta tra diverse condotte: dovevano boicottare il referendum.

E la democrazia? E l’autodeterminazione dei popoli? Sul “contenuto” rimando al post di Piero Graglia, mentre sulla forma credo che – come dice Andrea – il potere costituente sia de facto e pertanto solo nel momento in cui si manifesta una vera indipendenza si possa considerare di essere in una vera e propria “fase costituente”. Finché il tutto si limita ad un referendum illegittimo scarsamente partecipato (molti sono i voti tripli e quadrupli) senza (al momento) alcun effetto nell’ordinamento, il potere costituente non c’è.

Colpa di Rajoy che avrebbe dovuto prendersi la responsabilità di liquidare la Costituzione spagnola e legittimare il referendum? Io credo che sia molto pericoloso liquidare con facilità le Carte Costituzionali. In qualità di “carte” possono essere cestinate in qualsiasi momento se la volontà popolare è quella, ma appunto questo deve rimanere un atto estremo ed eccezionale: le istituzioni devono proteggere loro stesse e l’ordinamento. Sarà la ruggente e poderosa vis populi a ribaltare quest’ultimo, non certo chi le istituzioni le deve rappresentare.

Quindi si chiude tutti così? Sì e no, perché quello di domenica potrebbe essere stato il primo atto di una fase storica che in futuro potrebbe aprire le porte ad una vera fase costituente. Certo è che ancora i tempi non sono maturi e non è detto che lo saranno mai. La questione però non rimane semplice e certamente va affrontata con un piglio più critico da entrambe le parti e soprattutto separando il lato contenutistico dal lato formale, per evitare pasticci.

Ultimo elemento. Vivere in democrazia non significa attuare il volere dei cittadini in senso assoluto e la nostra Costituzione lo esprime bene all’articolo 1: “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”
Quella locuzione “nelle forme e nei limiti” viene spesso dimenticata, ma dovrebbe ricordare a tutti noi che la suprema Carta è e rimane al di sopra anche del volere maggioritario dei cittadini. Diversamente è sovversione, giusta o sbagliata che sia.

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