Viva il numero chiuso

Le Università son ormai diventate dei diplomifici, proprio per questa strana necessità: “avere una laurea”.
Non importa che quest’ultima valga meno della licenza elementare, perché conseguita in facoltà fantoccio create per il mero e duplice fine di distribuire cattedre e soddisfare questo strano bisogno di esporre un pezzo di carta su una parete.
Non si frequenta più l’università per possedere il sapere e nemmeno per trovare più facilmente lavoro. Si va all’università perché ci vanno tutti, perché se non hai “i corsi e la tesi da fare“ sei out e anche un po’ sfigato.
Bene, da uomo di sinistra, ritengo che tutti debbano avere le pari possibilità economiche di poter frequentare le facoltà che desiderano , ma – non essendo tutti meritevoli o desiderosi di studiare materie utili alla società – penso che avere anche solo una licenza superiore non infici la dignità di alcuno.
Ben vengano quindi il numero chiuso e le selezioni.
Le università vanno plasmate sulle necessità della società e del mondo del lavoro, non sul bisogno di appendere un attestato alla parete.

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