Cattive scelte

Le liste per Camera e Senato del Partito Democratico son state compilate con difficoltà.
Non voglio essere superficiale: so bene che con quelle percentuali, con la nuova legge elettorale e con l’assenza dei premi di maggioranza del 2013 i gruppi parlamentari (quello di Montecitorio in particolare) ne usciranno decimati.
Avremo poco più della metà dei Deputati e Senatori di oggi tra un paio di mesi e mettere insieme le esigenze dei territori, quelle della leadership politica e quelle delle varie correnti, unite alle necessità elettorali e alla presenza corposa di rappresentanti della società civile, non era un’operazione semplice.
Non possiamo però esonerare la dirigenza democratica di aver compiuto una scelta precisa nella compilazione delle liste elettorali, che è assolutamente centralista e di parte.
Si è scelto di premiare i fedelissimi per rafforzare la corrente dominante nel Partito Democratico, di avere persone fidate a Roma, così che le trattative post voto per un nuovo governo siano più semplici, e di ignorare le esigenze dei territori, il ricambio generazionale e la ricchezza culturale di un partito postideologico.
È una scelta legittima, che premia anche l’area politica a me più affine, ma che non mi convince e che – credo – non aiuterà in questa difficile campagna elettorale.

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