Si ricomincia dalla fine

Renzi non poteva non dimettersi. Inutile chiedergli di restare e di continuare a guidare il Partito Democratico, come molti e troppi fan stanno facendo.
Non c’era alcuna scelta sul tavolo: un PD sotto il 20% è una Caporetto senza precedenti nella storia della sinistra italiana.
Possiamo essere convintissimi delle nostre intenzioni e del nostro programma, ma è ovvio che vada aperta una riflessione, quantomeno sulla strategia politica messa in campo negli ultimi mesi.

Il Segretario è il responsabile per definizione degli esiti elettorali. Buoni o cattivi che siano. Per questo deve lasciare e – almeno per il momento – fare un passo indietro al prossimo congresso.
La storia politica di questi anni potrà ancora camminare sulle gambe di molti e in molti godranno delle straordinarie riforme dei Governi che abbiamo guidato, ma Renzi deve farsi da parte, perché la sua stagione è indubbiamente finita.

Non sono io a dirlo, ma i numeri. Terribili numeri, che non sono arrivati inaspettatamente questa stanotte, ma che sono maturati nel corso delle ultime settimane e che tutto l’establishment si aspettava.

Quanto dichiarato da Renzi stasera però mi è piaciuto – meno certe battutine, ma il ragazzo è fatto così.
In quel discorso ha dimostrato lucidità: presa di coscienza del risultato, del proprio destino politico e della consapevolezza che il Partito Democratico non possa e non debba fare da stampella a forze politiche che hanno dimostrato di avere programmi antitetici al nostro.
Mancava un po’ di umiltà a quel discorso, ma l’analisi della sconfitta dovrà farla il partito, non Renzi. Renzi non è più il Segretario de facto e gli atti di umiltà e di riflessione competeranno all’intera comunità politica, non a lui.

Condivido molto la scelta di procrastinare le effettive dimissioni solo a dopo l’insediamento del nuovo Governo.
Mattarella deve infatti avere un interlocutore politico e gli eletti saranno Deputati e Senatori per lo più figli della stagione renziana: chi meglio di Renzi può rappresentarli, anche come atto finale di tale stagione politica?

E poi si deve assolutamente sgomberare il campo da possibili sostegni esterni o interni a Salvini o Di Maio.
Un governo tecnico con Forza Italia – cosa da me auspicata, vista l’incapacità da parte di tutte le coalizioni in campo di raggiungere la maggioranza – sarebbe stata altra cosa, perché le differenze ideologiche con Forza Italia non sono mai state meno marcate di oggi. Il M5S o un centrodestra a trazione leghista sono altra cosa: sono storie diverse e da noi lontanissime.
Sarebbe impossibile spiegare ai nostri e ai loro elettori tale opportunità. Non sarebbe un atto di responsabilità, ma di insana cocciutaggine.

Inoltre tale voto arriva dopo cinque anni di Governi a guida PD, la cui coalizione si è posizionata terza a queste consultazioni e toccando i minimi storici: è evidente che – al di là del bene e del male – i cittadini non ci vogliono al Governo.
Occorre rispettare tale decisione e collocarci all’opposizione. Un’opposizione forte nelle tematiche e leale nei confronti di un Governo, che le forze politiche uscite vincitrici da questa competizione avranno l’onere e l’onore di dover formare.

E ora si ricomincia, come si è sempre ricominciato nelle ore più buie.

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